Smemoratezze dal sottosuolo

Un blog che è uno spettacolo anche quando è offline

Berardi sulla creatività

with 3 comments

Da Ken Parker, “Storie di Soldati” (KP Collection numero 25).

Ambrose Bierce: In qualunque campo si operi, si è sempre “figli” di qualcuno. Specialmente quando si sconfina nelle cosiddette “attività artistiche”!
Ken Parker: Beh, ma allora la creatività dove va a finire?
AB: La creatività, nel suo significato di “fare dal nulla”, è un termine che si addice a dio, non all’uomo. Il tanto lodato “processo creativo” è in realtà una semplice associazione di idee, filtrata attraverso la propria sensibilità e la propria capacità espressiva.
KP: E le idee da dove vengono?
AB: Dalla conoscenza, che è l’elaborazione delle nostre esperienze, della nostra cultura… in altre parole, di ciò che leggiamo, vediamo, sentiamo e proviamo…
KP: Quindi, uno scrittore deve per forza basarsi su ciò che è stato prodotto precedentemente!
AB: Certo. L’originalità non sta nella materia che si tratta, ma nel “modo” in cui si tratta. Altrimenti, che senso avrebbe continuare a scrivere dopo le opere di Omero e la Bibbia? In realtà, noi continuiamo a riscrivere quelle storie, adattandole alla nostra sensibilità e a quella dei nostri tempi.
KP: Una tesi affascinante. Ora che ci penso, anche i grandi inventori non hanno fatto altro che mettere insieme tante piccole invenzioni precedenti, secondo una loro logica.
AB: E lo stesso è successo nella musica, nella pittura e in ogni altra espressione umana. Ma, naturalmente, il pubblico non deve saperlo, o si perderebbe quell’alone mitico creato - sì, nel senso di “fatto dal nulla” - per i soliti motivi commerciali.
KP: Creato da chi?
AB: Oh, un po’ da tutti. Agenti, editori, critici, mercanti d’arte…
KP: Credevo che questa gente fosse indispensabile per la conoscenza e la diffusione di un’opera.
AB: Lo è, maledizione, e ha il potere di imporre o di abbattere chi più gli aggrada! Per non parlare della divisione dei profitti…

[...]

AB (parlando dei giovani scrittori in erba): Il guaio è che appena partoriscono due righe, la critica li etichetta come geni, sottraendoli così a quel lento processo di maturazione necessario e trasformandoli in fuochi fatui. Il talento e la volontà, infatti, non bastano. In questo mestiere c’è una base tecnica, squisitamente artigianale, che va appresa con molta umiltà.

- - -

Questa storia di Giancarlo Berardi (disegnata da Ivo Milazzo, Renato Polese, Giorgio Trevisan, Carlo Ambrosini) fu pubblicata per la prima volta nell’agosto del 1982. Come molte altre storie di Ken Parker, è pienamente apprezzabile anche senza aver mai letto un solo numero della serie, e perciò vi consiglio, se ancora lo trovate, di comprarvi il numero 25 di Ken Parker Collection… 4 euro e 50 veramente ben spesi, perché è una delle storie singole a fumetti più belle che io abbia mai letto. Poi consiglierei anche di comprarvi tutta quanta la serie, perché sono belle (quasi) tutte le storie, divertentissimi gli editoriali di Berardi e interessanti le “Cronache di Lungo Fucile”, infarcite come sono di storia e aneddoti… ma mi astengo dal farlo, dopotutto è meglio che ciascuno scelga da sé il modo di rovinarsi economicamente.

Written by StM

July 7th, 2005 at 4:50 pm

Posted in opere altrui

Tagged with

3 Responses to 'Berardi sulla creatività'

Subscribe to comments with RSS or TrackBack to 'Berardi sulla creatività'.

  1. come tu ragionerai sulle mie categorie, io devo ragionare su questi concetti di portata gargantuesca. seriamente, c’è del materiale che scotta.

    Val

    17 Jul 05 at 0:00

  2. Sar� un brainstorming pantagruelico, per Panurge!

    Gi� che ci sto, se qualcuno capitasse di qui, consiglio anche il numero 27 di Ken Parker Collection. Non ho parole per descrivere “I pionieri”, mentre “Boston” è per appassionati del giallo - un episodio sopra le righe (perché la serie non si piega sempre alla regola del realismo a tutti i costi) e tutto sommato divertente.

    StM

    17 Jul 05 at 18:38

  3. [...] Potreste essere interessati a questi vecchi post: Berardi sulla creativit� Carlo Rosselli - Gli Italiani e la libert� [...]

Leave a Reply